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EnricoBuzzi

Relatore della serata è stato l’ing. Enrico Buzzi, Presidente di Buzzi Unicem S.p.A., uno dei più importanti gruppi multiregionali nel settore del cemento e del calcestruzzo, quotato alla Borsa di Milano, tra i titoli a maggiore capitalizzazione. Si può ben dire che l’ing. Enrico Buzzi è un uomo che sa tutto dell’industria del cemento, con 60 anni di straordinaria storia professionale alle spalle, un uomo che ancora oggi parla con una vitalità, una lungimiranza e uno slancio impressionanti e con un fortissimo orientamento al futuro.

E mentre parla ti trasmette la visione del grande imprenditore internazionale, capace di concludere operazioni straordinarie e di dirigere sistemi societari estremamente articolati, ma anche l’esperienza di chi spesso si è messo la tuta e il caschetto e ha ispezionato palmo a palmo ogni parte degli stabilimenti e delle cave, ragionando su ogni possibile miglioramento.

Cercherò, di seguito, di fissare i punti cardine della sua brillantissima relazione, a cominciare dai numeri essenziali del gruppo:

  • 35 cementerie
  • 6 centri di macinazione
  • 40 milioni di ton/anno di capacità produttiva
  • 42 centrali di betonaggio
  • 20 cave di aggregati naturali
  • 44 terminali di distribuzione
  • presente in Europa (Italia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, Ucraina e Slovenia), Asia (Russia), America (USA, Messico, Brasile), Africa (Algeria).
  • con una produzione, nel 2018, pari a circa 27,9 milioni di ton (5,2 milioni in Italia, 7 milioni in Europa Centrale, 7,6 milioni in Europa orientale , 8,1 milioni in America);
  • fatturato 2018 circa 2.900 milioni di €
  • investimenti 2018 circa 450 milioni di euro

Ed ecco, per sommi capi, la storia del gruppo:

  • La Fratelli Buzzi Cementi nasce a Casale Monferrato nel 1907, sulla iniziativa imprenditoriale di Pietro, nonno del nostro relatore, in una terra naturalmente vocata alla produzione del cemento, grazie alla ricchezza e alla qualità delle marne locali, una terra che, fin dalla seconda metà del 1800, è sede di un intenso sviluppo della attività cementiera. La marna, infatti, è un “cemento naturale”, perché può contenere i tre ossidi (di Calcio, di Silicio e di Alluminio) che sono i costituenti essenziali del cemento e che ora vengono prevalentemente ricavati da pietre calcaree (il primo) e da particolari argille (il secondo e il terzo).
  • Progressivamente la società Buzzi cresce, acquisendo quasi tutte le storiche cementerie casalesi. Restava da acquisire la Unicem, che faceva capo alla famiglia Agnelli: l’ambizioso e lungimirante progetto venne portato a compimento, anche in virtù degli ottimi rapporti con Umberto Agnelli, negli anni 1998-1999, e la società, completata la fusione, assume il nome di Buzzi Unicem S.p.A.
  • Subito dopo, nel 2001, segue l’acquisizione del gruppo cementiero Dyckeroff, società di lunghissima tradizione e raffinatissima competenza tecnologica, grande oltre una volta e mezzo rispetto a Buzzi Unicem. Una operazione – ricorda ancora oggi l’ing. Buzzi – “da non dormirci la notte”. Ma nel giro di 4 anni la società tedesca passa sotto il controllo Buzzi Unicem, entrando nel bilancio consolidato.
  • L’espansione della società continua a livello mondiale, fino ad arrivare al 2007, anno di ricorrenza del centenario, “il miglior anno di sempre”, ci dice il relatore, seguito dagli anni della crisi mondiale del 2008, tuttavia superata grazie ai proventi delle attività estere che hanno sostenuto quelle italiane.

Ma come si produce il cemento?

  • Il cemento si produce mediante frantumazione, essiccazione e raffinazione delle materie prime (ossidi di Calcio, Silicio, Alluminio e, in minor misura, di Ferro), e successiva fusione in un apposito forno rotante, cui segue poi un brusco raffreddamento per ottenere un composto idraulicamente attivo, denominato Clinker, simile a sfere di diametro variabile tra quello di un pisello e quello di una pallina da ping pong.

Le caratteristiche salienti del settore sono:

  • produzione attuale di cemento (2018): pari a circa 4,5 miliardi ton/anno (si prevede che aumenti a circa 6 miliardi di ton/anno entro il 2050), è il secondo prodotto più impiegato al mondo, dopo l’acqua;
  • domanda: strettamente correlata (con un fattore moltiplicativo circa pari a 10, dal 1950 ad oggi) al rateo di crescita demografica e al livello di benessere nei paesi, per cui la produzione andrà progressivamente incrementandosi nei paesi in via di sviluppo;
  • elevata intensità di capitale finanziario: occorrono circa 150/300 € per ogni ton di capacità produttiva annua (circa 1-1,5 milioni di ton/anno per una cementeria media); per conseguire volumi di ricavi paria al capitale investito occorrono mediamente 5 anni, a seconda dei mercati;
  • intensità di risorse umane: limitata, circa 100-150 dipendenti per ogni cementeria;
  • prodotto maturo, omogeneo, ampiamente normato, quasi una commodity, a basso prezzo al Kg, a peso specifico pari a 3 volte quello dell’acqua, con impatti sulla logistica;
  • prodotto ad andamento ciclico, con una domanda guidata dagli investimenti nel settore delle costruzioni, non strettamente legata al PIL, con significative differenze di potenzialità di crescita tra paesi maturi e paesi emergenti;
  • non esistono materiali completamente sostitutivi

La sfida del futuro:

  • è proprio a questo ultimo aspetto che l’ing. Buzzi dedica l’ultima parte della sua relazione: limitare l’impatto ambientale, sia con opere di mitigazione nei siti di estrazione e produzione, sia soprattutto attraverso la riduzione delle emissioni di CO2.
  • L’industria del cemento, ci dice, è un contributore importante delle emissioni di CO2 (circa 2,4 miliardi di ton/anno, come le emissioni derivanti dalla produzione mondiale di riso), equivalenti a circa il 6% delle emissioni globali, attualmente pari a circa 32 miliardi di ton/anno.
  • Le emissioni di CO2 nella produzione del cemento sono legate per circa il 60% al processo di calcinazione della materia prima e per circa il 40% alla combustione di fonti fossili: sono già stati fatti passi avanti importanti nella riduzione delle emissioni di CO2 (da 783 kg/ton nel 1990 a 674 kg/ton nel 2015), ed altre importanti innovazioni di processo già concrete dovrebbero consentire una ulteriore riduzione del 15-20%, ma non si arresta la ricerca, perché l’obiettivo è giungere al 2050 a una riduzione del 80% (157 kg/ton).
  • Molte speranze sono al riguardo riposte in un importante progetto quadriennale di ricerca, finanziato dalla Comunità Europea, denominato CLEANKER, cui la Buzzi Unicem partecipa insieme ad altre 12 organizzazioni, con una diretta sperimentazione nello stabilimento di Vernasca: il progetto si propone di mettere a punto un sistema di “cattura” della residua quota di CO2 durante il ciclo produttivo del cemento, con una drastica riduzione delle emissioni.
  • Un altro importante impegno dell’industria del cemento è quello di integrare nel processo i principi della economia circolare, sia attraverso il riutilizzo di materie prime scartate da altri processi produttivi, sia attraverso l’utilizzo in co-combustione nei forni da cemento di CSS (Combustibili Solidi Secondari).
  • Ma più in generale, l’ing. Buzzi sottolinea in conclusione l’impegno del gruppo non soltanto nel campo delle performance ambientali ma anche nel campo delle performance sociali (salute e sicurezza, diritti umani, condizioni di lavoro, valorizzazione delle diverse culture in armonia con i valori del gruppo, programmi di incentivazione e politiche retributive, formazione e sviluppo).
  • Al riguardo è di interessantissimo riferimento il Bilancio di Sostenibilità 2018, che l’ing. Buzzi ha messo a disposizione dei presenti, nonché il sito istituzionale https://www.buzziunicem.it , la cui lettura consiglio vivamente a quanti volessero approfondire gli argomenti trattati dall’ing. Buzzi.

Un applauso prolungato ha testimoniato il vivissimo apprezzamento di tutti i presenti per il nostro relatore, e penso che solo motivi di cortesia abbiano ridotto le domande successive, perché la curiosità e l’interesse da lui suscitati sono stati veramente rilevanti.

Nel rispondere, l’ing. Buzzi ci ha raccontato anche di un getto da record mondiale: il 24-25 maggio 2019, a Milano, 33.000 mc di calcestruzzo gettati in 94 ore, con l’impegno in continuo di 7 impianti di betonaggio, 85 autobotti, 3.300 viaggi di consegna, nessun viaggio respinto.

Interrogato poi su quali fossero i fattori critici di successo della sua società, l’ing. Buzzi ha riepilogato i valori che già trasparivano in molte parti della sua relazione:

  • lavoro duro e determinato, spirito di sacrificio
  • curiosità e attenzione costante all’innovazione;
  • apertura e capacità di posizionamento internazionale
  • capacità di rischio e di investimento
  • incremento costante del valore e della ricchezza della società
  • attenzione all’ambiente e al sociale

A microfoni spenti, ripeteva che una delle chiavi del successo è la curiosità e la capacità di innovare sempre, poi, lanciando uno sguardo sorridente in direzione della consorte Mariangela, aggiungeva che un’altra è avere alle spalle la forza di una grande famiglia e, soprattutto, di una grande moglie.