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Gancia ott19

Lo scorso 13 ottobre 2019, durante la serata Interclub con il Rotary Club Torino Lamarmorail dott. Lamberto Vallarino Gancia ha tenuto una relazione sul tema: “Alla scoperta dello spumante italiano. Una conversazione con un erede di Carlo Gancia, creatore dello spumante italiano”.

Una lunghissima storia di competenze e di lavoro, quella che, con appassionate pennellate, Lamberto Vallarino Gancia ha tratteggiato. La storia di una famiglia il cui cognome è negli anni diventato un brand universalmente riconosciuto, una storia che prende le prime mosse dalla intelligenza e dalla intraprendenza da Carlo Gancia, trisnonno del nostro relatore.

Originario di Barolo, appartenente a una famiglia di produttori e commercianti di vino, era mosso, con grande lungimiranza, dal desiderio di sperimentare nuove tecniche e nuovi prodotti. Quindi si reca in Champagne, dove avevano una lunghissima tradizione di un ricercato prodotto, che allora si chiamava solo Champagne.

Un prodotto, ci spiega il nostro relatore, che allora aveva caratteristiche assai diverse da quelle che conosciamo oggi, e, in particolare, un tenore di zucchero aggiunto assai più alto. Carlo Gancia lavora in Champagne per qualche anno, per capire come nasce il prodotto, poi torna in Piemonte, a Canelli, con un obiettivo in mente: utilizzare le uve Moscato, che hanno già naturalmente un elevato tenore zuccherino, per produrre Champagne. Torna quindi a Canelli e si dedica alla coltivazione delle uve Moscato, Pinot Nero e Chardonnay.

Nel frattempo, continua a sperimentare la possibilità di produzione dello Champagne con queste uve: all’inizio le bottiglie scoppiavano, per il troppo elevato tenore zuccherino delle uve, ma con tenacia e anche con l’aiuto di bravi enologi, Carlo riesce infine a produrre quello che all’epoca si chiamava “Champagne italiano.” Alla fine, nel 1865, Carlo Gancia riesce a fare le prime bottiglie di spumante secco e dolce, queste ultime le prime al mondo, perché lui utilizza uva Moscato bianco, tutto di Canelli.

Nasce, così, un prodotto unico, che subito trova l’apprezzamento dei consumatori, e la storia della azienda familiare prende un nuovo, brillantissimo corso.

Il figlio Camillo inizia a lavorare per la diffusione del prodotto a livello internazionale, nel periodo tra la fine Ottocento e primi del Novecento, vincendo tutte le enormi difficoltà logistiche e organizzative che il commercio internazionale allora poneva.

Nel secondo dopoguerra l’azienda continua a espandersi a livello internazionale, in coincidenza con il periodo del grande boom e l’abbattimento dei dazi, fino ai giorni nostri, in cui la sfida – ci dice il relatore - è ancora di sviluppare di più sia l’area vini, che è sicuramente un’area interessante sia al nord, che al centro, che al sud Italia, sia l’area spumante in Italia ed all’Estero.

E per riuscire ad avere successo in tali aree, il relatore ci dice che è essenziale curare la piacevolezza del bere

Il successo di un prodotto non è l’equilibrio armonico di tutti gli elementi che lo compongono. L’equilibrio comporta che un Barolo o un Asti possono essere piacevoli da bere e la piacevolezza si ha quando si vuota il bicchiere, quando se ne chiede un altro bicchiere, sempre con moderazione e con piacere. Molti vini, ci dice il relatore, invece sono strutturati e studiati per colpire il gusto, ma non l’equilibrio

Tecnicamente perfetti, ma senza anima.

Ma oltre a questo, occorre tutto un concerto di elevatissime professionalità, che tutte concorrono al successo di un prodotto: agronomi, enologi, esperti commerciali, legali specialisti nella difesa di marchi e brevetti e nei regolamenti del settore.

Si sente una grande passione vibrare nelle parole del nostro relatore, insieme a un profondo e contenuto senso di orgoglio e di responsabilità per continuare a innovare ogni giorno nel rispetto della tradizione.

La stessa passione e lo stesso orgoglio con i quali, in chiusura di serata, ci accenna a un’altra sua grande esperienza di successo, la Presidenza del Teatro Stabile di Torino.

 

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Un applauso convinto chiude la serata, a caloroso ringraziamento del relatore, perché tutti dalle sue parole hanno percepito come la sua attività sia non solo importante per la sua Azienda, ma sia profondamente sinergica e positiva per il tessuto economico e culturale della nostra regione.