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Il giorno 10 aprile 2019 il programma della serata prevedeva l’intervento della Sig.ra Chantal Balbo di Vinadio sul tema: “Madame Reali - Storia di due signore europee, Cristina di Francia e Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours, che, tra il 1600 e il 1700, portarono il Regno di Savoia al pari delle grandi corti”.

La serata, pur disturbata dalla pioggia battente che si è abbattuta su Torino proprio all’approssimarsi dell’evento, e dalla concomitanza della partita di Champions League che vedeva opposta la Juventus all’Ajax (circostanze che hanno indotto molti soci a preferire di trascorrere qualche ora di passione davanti al televisore piuttosto che avventurarsi fuori in un clima decisamente di tenore invernale e sotto le intemperie di madre natura), ha in realtà premiato alla grande il gruppo che ha scelto di partecipare, regalando momenti davvero interessanti ed un sicuro arricchimento culturale.

La gentilissima e preparatissima Chantal ha proposto, prima della cena, un “trailer” del proprio intervento, introducendo abilmente, come se si trattasse di uno sceneggiato, la figura di Cristina di Francia nel contesto storico di una città che si ritrovava ad essere, da pochi anni, capitale al posto di Chambéry di un regno i cui territori erano ambiti da più confinanti, ma soprattutto dalla stessa Francia, che a Cristina aveva dato i natali. Il "trailer" veniva interrotto, proprio nel momento giusto (quando la curiosità degli stanti cominciava a salire) dall’arrivo di un eccellente risotto alla milanese, che giungeva proprio come i puntini di sospensione alla fine della frase "To be continued…

Al termine della cena, la nostra ospite ha ripreso la scena, continuando la narrazione con l’aiuto di accattivanti diapositive, che contribuivano a sottolineare i passi salienti dell’esposizione.

La maggior parte degli astanti ha quindi potuto conoscere la vera natura di questa Madama Reale, che ha contribuito con la sua tenacia e la sua forza di carattere alla costruzione di una Torino capitale, contribuendo con la costruzione di monumenti memorabili affidati all’estro ed al genio di Carlo di Castellamonte, tra cui spicca il Castello del Valentino, voluto da Cristina per sottrarsi alla compagnia delle cognate, la rigidità di carattere e la compostezza delle quali mal si accompagnava all’esuberanza giovanile di una Cristina già maritata all’età di 13 anni.

Il Castello del Valentino, nella sua magnificenza, aveva il compito di accogliere Cristina durante le sue fughe dalla routine di palazzo, ed è stato anche il teatro del fiorire del vero grande amore della vita di Cristina, che aveva trovato nel comandante Filippo d’Agliè il compagno di vita che l’avrebbe fiancheggiata fino alla morte. Le immagini delle diapositive ci hanno illustrato quali fossero le originarie dimensioni del parco davanti al Castello del Valentino, che si estendeva fino a raggiungere l’attuale Via Nizza.

MadameReali2Ma Cristina non fu solo la promotrice dell’abbellimento della nostra città: all’occorrenza sapeva essere una grande motivatrice, in grado di infondere coraggio anche ai rudi soldati dell’esercito sabaudo. Rimasta vedova, infatti, Cristina si trovò a dover fronteggiare sanguinose guerre a difesa dei confini, e persino una guerra civile derivante dall’incerta successione al trono che seguì alla morte del marito. Egli infatti, in punto di morte, designò proprio Cristina come reggente del trono, suscitando le ire dei cognati e dando origine ad una serie di avvenimenti che coinvolsero i notabili più in vista dell’epoca, tra cui Richelieu e Mazzarino.

Cristina partecipava alle campagne di guerra, spronando le truppe ed infondendo coraggio tramite la propria presenza in ogni battaglia cruciale, ed è proprio a lei che va ascritto il merito di aver coniato il memorabile detto “Avanti Savoia!”, che appartiene al lessico di ognuno di noi.

Negli anni della maturità Cristina, presumibilmente oppressa dai ricordi di tutte le vite umane sacrificate in nome della difesa del regno e soprattutto dall’ecatombe provocata dalla guerra civile, si appiglia con tutte le sue forze alla religione cattolica, divenendo sempre più intransigente in materia di morale, e rendendo il suo rapporto con Filippo d’Agliè poco più di una relazione platonica (a questo momento storico è ascrivibile anche la celebre e sanguinosa repressione dei Valdesi).

La sua morte aprì le porte ad una stagione di incertezze, anche perché il figlio Carlo Emanuele II (celebre a Torino perché il suo soprannome è stato prestato ad una delle piazze più note, piazza “Carlina”), non aveva il nerbo ed il carattere della genitrice, pur possedendo pacatezza e senso dello stato, che ne fecero un regnante adatto al momento storico in cui si trovò ad esercitare il proprio governo, caratterizzato dalla necessità di risanare le casse dello stato e di rassicurare un popolo stremato dalle continue guerre.

La serata si è conclusa con alcune note sulla seconda moglie di Carlo Emanuele II, Giovanna Battista di Savoia Nemours, la seconda Madama Reale che si trovò a dover reggere lo stato sabaudo alla morte del marito. A lei va ascritto il merito di aver continuato il rinnovamento della città di Torino, sempre coadiuvata da architetti di altissimo livello come Carlo e Amedeo di Castellamonte, ma soprattutto di aver compreso la grandezza e l’abilità di un architetto siciliano, tal Filippo Juvarra.

Sotto la guida di quest’ultimo si diede mano all’ammodernamento di Palazzo Madama, la cui facciata rappresentava l’inizio di un’opera che doveva, nelle intenzioni, coinvolgere l’intero edificio ma che si fermò allo stato che è possibile ammirare attualmente (fu completata la sola facciata principale).

Un lungo e sincero applauso è seguito al termine dell’esposizione, ed i presenti si sono intrattenuti con la nostra ospite chiedendo chiarimenti e precisazioni e formulando quesiti, a testimonianza del fatto che il gradimento della relazione è stato altissimo. La nostra presidente Giovanna Giordano ha quindi, con il tocco della campana, sancito la conclusione di una delle più belle conviviali dell’anno rotariano in corso.