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Tavolo 10ott18

Con un tavolo della presidenza a maggioranza femminile (finalmente!), la serata conviviale del 10 ottobre 2018 ha ospitato una brillantissima conferenza della giornalista Alessandra Comazzi sul tema “La TV è morta, viva la TV”. 

Comazzi 10ott18La relatrice ha introdotto l’argomento osservando che la grande rivoluzione del mondo della comunicazione ha colpito i media tradizionali (giornali e televisione), che si devono confrontare con il social network e con la loro rapidità. Ha poi tracciato una sintesi della storia della televisione in Italia, che proviamo così a riassumere.

1954

Arriva la TV in Italia, un solo canale, con un palinsesto di quiz, dibattiti e notizie;

1961

Arriva il secondo canale, ma rimane, fino a metà degli anni ’70 circa il monopolio; alcune caratteristiche sono:

  • Condivisione: la TV è un elemento di aggregazione e di partecipazione sociale (durante la trasmissione “Lascia o raddoppia” le sale cinematografiche interrompevano le proiezioni e mettevano il televisore in proscenio);
  • Coinvolgimento degli intellettuali: la TV cattura l’interesse di grandi intellettuali (Umberto Eco, Furio Colombo, ...);
  • Impronta politica: la TV è l’espressione del potere della D.C. (impronta del grande cattolico toscano Ettore Bernabei)
  • Qualità e controllo: la TV esprime al tempo stesso una alta qualità e una forte sorveglianza dei programmi (ad esempio, si usava con difficoltà l’espressone “membro del partito” e si usavano ampie circonlocuzioni per parlare della legge Merlin, ma di più, un programma satirico, “Chi ti credi di essere”, venne chiuso per avere ironizzato su una accidentale caduta del Presidente Gronchi e a Dario Fo venne sospeso un programma per aver parlato di morti sul lavoro);
  • Palinsesto: il palinsesto è ricorrente, e vede ogni giorno della settimana dedicato a un particolare tipo di spettacolo;
  • Funzione pedagogica: la TV si pone l’obiettivo di unificare culturalmente e linguisticamente l’Italia e, più in generale, di elevare lo spettatore (ad esempio, “Non è mai troppo tardi”, ma anche le serie dei film dedicati ai grandi registri e ai grandi attori, gli spettacoli dedicati alla prosa, gli sceneggiati tratti dai grandi romanzi).

Metà anni 70

Fine del monopolio, legge Mammì:

  • una sentenza del Pretore di Biella consente a TeleBiella di trasmettere su tutto il territorio nazionale;
  • nascono le cosiddette “televisioni libere”, che, non più soggette alla direzione e al controllo politico, propongono palinsesti dal contenuto fortemente innovativo e, per l’epoca, trasgressivo;
  • inizia la concorrenza tra le reti, che, per emergere, si devono imporre e affermare;
  • il telecomando, da poco introdotto, aumenta la facilità di passare istantaneamente da una rete all’altra.

Ai giorni nostri

L’età "riduttiva”:

  • l’indice di gradimento diventa sempre più il driver del palinsesto: i veri padroni del palinsesto sono coloro che investono in pubblicità;
  • le loro scelte sono orientate a programmi di consolidata tradizione, all’”usato sicuro”; è l’epoca della TV generalista, si cerca lo share garantito e si ripropongono forme di spettacolo e artisti consolidati; si ha paura di sperimentare, e ciò si riflette anche nella difficoltà di far nascere nuovi talenti;
  • la riduzione dei budget porta anche alla scelta di programmi di lunga durata, e con molti ospiti che si rendono disponibili a titolo gratuito (ad esempio, nei talk show politici),
  • gli spettatori si riducono e si frammentano (ad esempio, ai tempi d’oro “Domenica in” raccoglieva 15 milioni di spettatori, ora tutti gli spettacoli della programmazione domenicale raccolgono in media 12 milioni di spettatori);
  • il televisore viene progressivamente sostituito da altri mezzi (computer, palmare, telefono);
  • si fanno avanti altre forme di trasmissione di spettacoli (ad esempio, piattaforme tipo Netflix, Prime Video etc.).